Tutto iniziò nella Roma ottocentesca, I Peromanti detti anche “Urtisti” costituivano una peculiare categoria di lavoratori esattamente venditori ambulanti specializzati nella vendita di oggetti e ricordi di Roma ai pochi pellegrini che all’epoca visitavano la citta eterna, essendo composti per la maggior parte da componenti della antica comunità ebraica romana furono gli unici autorizzati dalle allora autorità papali a commerciare anche con oggetti devozionali legati alla religione cristiana altrimenti vietati ai commercianti cattolici di allora; l’attività veniva svolta per le strade di Roma a ridosso dei principali monumenti e delle chiese più importanti mete di pellegrinaggio e di culto. I peromanti si muovevano in giro per la città, a piedi e muniti dello schifetto, una caratteristica cassettina in legno che gli sporgeva sul davanti e che ciascuno portava appesa al collo tramite una cinghia di tela. La cassetta era piena delle loro mercanzie, come corone da rosario, medagliette, cammei. Erano anche forniti di un bastone che serviva loro per aiutarsi a sorreggere la cassetta quando, da fermi, nel corso di una trattativa, avevano necessità di mostrare la loro merce ai potenziali acquirenti. Il bastone, tuttavia, veniva appoggiato sempre sul piede e mai poteva esser poggiato per terra: in tal caso, infatti, avrebbero potuto incorrere in una multa per occupazione di suolo pubblico. L'attività commerciale dei peromanti si perpetuava per tradizione familiare, con la trasmissione delle licenze di generazione in generazione.

Tutto questo ed altro ancora, la dice lunga sulla tradizione e la storicità di questo antico mestiere nel tessuto culturale e tradizionale delle attività romane legate fino ai nostri giorni al commercio dei souvenir e che come altre attività, si è adeguato e adattato ai tempi attuali dopo le varie vicissitudini legate alla storia della nostra amata città.

Epoca fascista

 

La loro attività sopravvisse per un po' anche in epoca fascista, almeno all'inizio, quando i peromanti continuarono a essere autorizzati e finirono addirittura per essere inquadrati nel sistema corporativo del tempo: dovevano vestire un'apposita divisa e indossare un cappello recante l'acronimo S.F.V.A., che stava per Sindacato Fascista Venditori Ambulanti. Questo regime legale fu spazzato via del tutto dalla politica razziale del regime fascista: a seguito dell'emanazione delle leggi razziali, la loro attività divenne illegale ma continuò lo stesso, in modo abusivo e clandestino, spesso venendo condotta da ragazzini che potevano sfuggire con più facilità a eventuali controlli. La conduzione abusiva perdurò anche nel frangente della seconda guerra mondiale, perfino nella temperie dell'occupazione nazista di Roma, quando l'offerta della merce si adeguò alle necessità dell'economia di guerra e alle richieste dei soldati tedeschi invasori: sigarette di contrabbando, crema da barba, lucido e lacci per scarpe. Coloro che sopravvissero alla guerra, al rastrellamento del 1943, e alle deportazioni nei campi di concentramento, rimasero peromanti per tutta la vita.

ASSOCIAZIONE STORICA URTISTI ROMANI

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Secondo dopoguerra

 

Nel secondo dopoguerra il mestiere si adeguò al diverso scenario economico italiano e alle nuove necessità della mutata platea di clienti, e, in particolare, alle esigenze dei nuovi flussi turistici di massa. Con l'affacciarsi di nuove importanti nazionalità di flussi di viaggiatori (tra cui quelli di provenienza americana e giapponese), gli anni settanta del Novecento segnano un'altra mutazione: gli schifetti tendono a trasformarsi in improvvisati banchetti di fortuna, poggiati su muretti o tenuti in piedi su cavalletti. Chi è in possesso di una regolare licenza riesce a ottenere il permesso per aprire una bancarella, mentre continua a sopravvivere l'esercizio abusivo. Il settore va avanti attraverso alterne fortune, la cui variabilità nel tempo riflette le mutevoli attrattive esercitate dalle diverse personalità dei papi succedutisi: le prospettive economiche, buone fino a Karol Wojtyla, divengono scarse sotto il papato di Joseph Ratzinger (considerato poco attraente per le folle di pellegrini), ma ritornano di nuovo in ripresa sotto Papa Francesco.

Pur evolvendosi, quello del venditore ambulante romano di ricordini ha continuato sempre a rimanere un "mestiere identitario degli ebrei romani", perfino per le nuove generazioni, che, benché più scolarizzate delle precedenti, continuano a non disdegnare la scelta dell'antico mestiere ambulante appartenuto ai loro avi.

 

Fonte Wikipedia

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